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Eppure
la polizia era informata da tempo che Mario Tuti era un sovversivo e una
donna aveva addirittura dichiarato a un giudice che l'autore della strage
era proprio lui. Risultato: la denuncia archiviata e la donna mandata in
casa di cura come mitomane. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la
dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era il genero di Licio Gelli,
il gran venerabile della loggia massonica P2.
Il
dubbio che la P2 sia implicata nella vicenda induce il giudice bolognese
Vella a diffidare del la magistratura aretina. Scrive Giampaolo Rossetti,
un giornalista che si è occupato per mesi della vicenda: «Arezzo era città
di protezione per i fascisti». Basti pensare alla frase strafottente
pronunciata da Luciano Franci, il luogotenente di Mario Tuti, rivolgendosi
a un camerata che piagnucolava dopo l'arresto: «Non preoccuparti, da
queste parti siamo protetti da una setta molto potente». Una setta, ci
spiegò poi il giudice Vella, che puzzava di marcio ed era al centro di un
potere occulto collegato alle più oscure vicende della vita italiana. Per
saperne di più il giudice Vella si rivolse anche ai Servizi segreti, ma
per mesi non ottenne risposta. Protestò e allora l'ammiraglio Casardi,
capo del servizio militare, gli scrisse rimproverandolo di ignorare «le
norme che regolano il nostro servizio». «Le conosco anche troppo» gli
rispose Vella, «ed è questo che mi preoccupa». Probabilmente se i Servizi
segreti l'avessero aiutato, il giudice sarebbe subito arrivato a Tuti.
Comunque, all'inizio del '75 viene emesso un mandato di cattura contro
Mario Tuti, che però riesce a sfuggire all'arresto. Aspetta che i tre
carabinieri andati per arrestano suonino alla porta e poi spara loro
addosso uccidendone due e ferendo il terzo. L'uomo riesce ad espatriare,
prima ad Ajaccio e poi sulla Costa azzurra. La polizia francese lo
rintraccia a Saint-Raphael dove ha luogo di nuovo uno scontro cruento, al termine del quale il
terrorista viene arrestato. Al processo terrà un contegno sprezzante. Anni
dopo, nel 1987, sarà lui a capeggiare una rivolta nel carcere di Porto
Azzurro che terrà l'Italia con il fiato sospeso per alcuni giorni.
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